Music è uno di quelli artisti che sviluppano un proprio linguaggio traendo forza dall'orrore vissuto in prima persona, un vero e proprio rito di iniziazione.
I motivi legati a Dachau, ai quali Music periodicamente ritorna - le opere di questa rassegna sono degli anni Settanta - rappresentano il momento di rottura con il semplice umanesimo e con l'impegno che caratterizzano la grande pittura europea di matrice espressionista. Al contrario la pittura di Music, come taluni invece ritengono non è nè espressiva nè lirica. E' più facile individuare le radici della sua forma espressiva nelle tradizioni non-europee che nella più impegnata arte occidentale.
Si potrebbe affermare che tutto in Music tende ad andare oltre la tragica esperienza umana per raffigurare ciò che semplicemente è. La sua pittura è alla ricerca della nuda verità, quella verità che si erge al di sopra dei nostri temporanei stati d'animo e della nostra angoscia per un mondo disumano.
L'esperienza di un mondo privo di umanità vissuta a Dachau, ha portato Music lontano da un atteggiamento di dolore e di condanna, gli ha indicato la veritè mai del tutto descrivibile o definita conducendolo ad una profonda comprensione del mondo stesso, non più inquadrato nel dualismo tra bene e male.
Music stesso parla dell'impressionante bellezza dei corpi nudi di Dachau, della loro tragica eleganza.
Gli ricordano spettri che avevano perduto la normalità delle reazioni, accettando il campo di concentramento come se questa fosse l'unica realtà possibile e definitiva. Contrariamente, la pittura di Music costruita su questa esperienza, descrive ogni realtà come transitoria e mutevole. Con un perenne senso del fugace, senza particolare orrore, senza nostalgia, senza speranza. Nello stesso istante tutto e nulla.

ZDENKA BADINOVAC
(brano dall'introduzione al catalogo SONJA STANGELJ Collection)